Componimento poetico d’occasione

Scende la neve

Candida e lieve

Guardo la gente

Fuori che trema

Rido per niente

Come una scema

Guardo la gente

Fuori che vola

Ritorno svelta

Fra le lenzuola

Viva la neve

Su tutta l’aiuola

Col cazzo che oggi

Mi reco a scuola

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(Si ringrazia mio fratello per i primi due versi, da lui composti nel 1998 o giù di lì)

Get Out Of That Kitchen And Roll Those Pots And Pans

Da domenica scorsa a giovedì la Titolare è a casa da sola, visto che il resto della famiglia è migrato alle terme di Merano. Dopo aver trascorso due giorni a nutrirmi quasi esclusivamente di schiacciatine e caramelle gommose, stamattina ho deciso di mettermi a cucinare. Per “cucinare” si intende “imitare a braccio le ricette di mia madre”. Per “imitare a braccio” si intende “ottenerne una versione vagamente lisergica”. Per “vagamente lisergica” si intende “mangiabile, ma solo da persone molto fantasiose”. Per “molto fantasiose” si intende “coloro che hanno cucinato”.  Per “coloro che hanno cucinato” si intende “la Titolare”, e via col tutorial.

ZUPPA FINTO-ORIENTALE À LA DUFRESNE

Ingredienti

- Spaghetti di soia, un mazzetto

- Germogli di soia, mezza confezione

- Coste

- Un dado da brodo

- Acqua

- Olio di soia

- Salsa di soia

- Aceto

- Tabasco

Preparazione

Prendete la soia e tutti i suoi discendenti (la salsa e l’olio). Riempite d’acqua una bacinella e mettete i germogli a bagno per una decina di minuti. Scolateli approssimativamente e versateli in una padella antiaderente con l’olio e una punta di salsa, e fateli saltare fino a quando non hanno l’aria di essere cotti. Se non sapete riconoscere un germoglio di soia cotto, la ricetta non fa per voi.

Prendete una scodella e versateci dentro i germogli, evitando di travasare anche il misto di olio-salsa-acqua. Evitate anche di rovesciarlo, come è capitato a me. Il tutorial su come si leva la salsa di soia dalle fughe delle piastrelle della cucina lo facciamo un’altra volta. Forse.

Mettete a bollire due distinti pentolini d’acqua: uno per il brodo, uno per gli spaghetti di soia (ciao nonna!). Nel frattempo, aggredite le coste con un coltellaccio.  Fatene scempio. Lavate quello che avete staccato, tagliatene fette alte circa un dito e mettetele da parte. Ne avanzeranno molte, se siete incapaci a stimare le quantità necessarie quanto lo sono io. Nascondete il resto. In realtà le coste preferirebbero ricevere qualche tipo di trattamento termico, deduco col senno di poi (crude fanno un po’ schifo), ma non ho idea del come e del quando. Cuocetele, se siete capaci, e poi magari spiegatemi il trucco.

L’acqua nei pentolini starà bollendo, a patto che non l’abbiate guardata mentre si accingeva a farlo. Non l’avete fatto, vero? Bravi. Lasciate cadere un dado da brodo nel primo pentolino (si può usare del brodo di carne vero, ad avercelo) e infilate il mazzetto di spaghetti di soia nel secondo. Gli spaghetti di soia vanno lasciati quattro minuti nel pentolino coperto, a fuoco spento.

Pescate con una forchetta gli spaghettini, e metteteli nella scodella sopra ai germogli.  Completate con le fettine scelte di coste. Coprite di brodo fino all’orlo della scodella (io ho sbagliato l’ordine di assemblaggio, quindi è venuta bruttina).  Addizionate di aceto e Tabasco fino ad ottenere un grado di sapidità e piccantezza e bontà accettabile. A me piace tutto piccantissimo, quindi non faccio testo.

Prendete i bastoncini e MANGIATE! :) (Dite che si nota che nella mia famiglia mangiamo spesso orientale?)

Ricetta completata

(Non è tanto bella, però era buona. Enjoy!)

(Uh, e sono sette mesi giusti che io & T. siamo una coppia onesta. Questa relazione non smette di lasciarmi basita, andiamo preoccupantemente bene. Un bacio, ragazzo schivo – ti amo)

Here’s To The Moment When You Said Hello

L’aria qua fuori ha un sapore stupendo, ragazzo: sta arrivando la primavera. Cammino per la strada e sorrido e mi riempio i polmoni e penso a quanto siano belli i tuoi occhi, e dolci, e come sia piacevole il tepore che emana per qualche istante dalla tua maglia quando la levi per abbracciarmi più stretta sotto le coperte. Sono innamorata: sbrigati a guarire¹ e vieni qua fuori a ridere e camminare nel crepuscolo con me. Ti amo.

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¹ ha il mal di gola² (come, del resto, ce l’ho io da venerdì scorso)

² però lui ha anche un pene³

³ quindi ci regoleremo come se fosse difterite.