Come avete passato queste vacanzine? La titolare, che non se le gode perché è comunque a casa da tre settimane e quindi non vede minimamente modificata la propria routine studiereccia, le ha trascorse principalmente cercando di scampare ad una sorta di remake casereccio di Final Destination.
Voglio condividere, tra i tanti, un aneddoto particolarmente significativo: sabato ero seduta sul tavolo della cucina, a gambe incrociate, intenta a disossare un mango. Ordinaria amministrazione, se non che a un certo punto ho starnutito, e la situazione è precipitata peggio che in un finale di stagione di Grey’s Anatomy: mi sono pugnalata una caviglia, mi è uscita una spalla e la mia ovaleggiante e semi-sbucciata futura merenda è rotolata allegramente verso altri lidi (i.e. l’anticamera).
A questo punto è arrivato di corsa mio fratello, richiamato dalle urla, e alla vista del sangue (sapete quanto sanguina una caviglia? Sanguina un casino. Non che io ne sappia qualcosa) ha fatto quello che gli riesce meglio: virilmente, s’è accasciato semisvenuto. A questo punto, stoica, ho ricollocato in sede la mia propria spalla, sono colata giù dal tavolo, ho recuperato il mango, levato i pelucchi dal mango, appoggiato il mango sull’apposito piattino, distolto la mia attenzione dal mango e richiamato in vita il fratello, che non ha perso tempo e si è congedato con una certa disinvoltura.
(Il tutorial su come si leva il sangue venoso dalle fughe delle piastrelle di cucina lo facciamo dopo quello analogo sulla salsa di soia, ok?)
Visto che la sera dovevo uscire, ho pensato che sarebbe stato carino arrestare la lenta ma costante emorragia che minacciava di uccidermi in dieci-quindici giorni lavorativi, quindi mi sono avviata -saltellando- in direzione del bagno, alla caccia di una garzina qualsiasi.
(Per farlo sono transitata davanti alla porta della stanza di mio fratello: “vaiviavaiviavaiviapercaritàconquelsangue!”. Quel ragazzo farà strada)
L’ultima compressa di garza disponibile aveva, col tempo, assunto un’elegante quanto poco promettente sfumatura kakhi, quindi mi sono limitata a farci due parole riguardo il pranzo con la leva (stando alla data di scadenza, eravamo coscritte) e l’ho salutata, preferendole un rudimentale quanto efficace tampone di carta igienica tenuto insieme con lo scotch. Scotch di carta, ovviamente, ché non sono mica un’irresponsabile. In serata, il mio amatissimo ragazzo ha sostituito lo scotch di carta con del cerotto apposito, e il tampone di carta igienica con un tampone di carta igienica milanese. Mi ama!
Casomai ve lo steste chiedendo, il mango era buono. Ne è valsa la pena.
Ps. Sto litigando con Movie Maker. Il prossimo post conterrà un video, forse. Ma probabilmente no. Ve l’ho detto, sto litigando, e Movie Maker per ora ha il mango dalla parte del manico. Che nervi.
Il lovvo (e il cerotto) trionfa su tutto.
(sono soloinvidioso del wild mango, gnam!)
(ti si saluta sorridenti da lontano mentre ti relazioni con Movie Maker)
Occhio all’altra caviglia allora se il coltello ce l’hai lui!^^
(scusa, amo infagare i blog altrui con battute di dubbio gusto, vado a vergognarmi)
No, seriamente, ti è davvero uscita una spalla?? Al confronto, i tizi di ‘Final Destination’ sono dei novellini. Quanto al fratello, la gente che dice che un uomo in casa ci vuole sempre evidentemente non sa di cosa sta parlando :-)
@Adriana: per la spalla speravo che fosse un’iperbole, ma comincio a dubitare. (la bloggeuse sfida le leggi di anatomia!)
mango… why mango?
No, piuttosto, why sbucciare un mango seduta con le gambe incrociate sul tavolo della cucina?!
Figliuola, tu te le vai cercando, le caviglie sanguinanti! :D
GRAZIE A QUESTO POST MOMO HA SCOPERTO* IL MANGO.
CHE BUONO ^_^ !!
prima lo guardavo con molta circospezione, per sicurezza lo farò sempre sbucciare a mia sorella… ;P
* vinta la sua atavica paura per i frutti dall’aspetto “grutuluto”.
Ommamma Giù, a 23 anni mentre lavavo il coltello mi tagliai il pollice, 2 punti al prontosoccorso e casa che sembrava il set di un film horror. Faceva male, ma tutto sommato reagii bene.
Poco prima dello scorso Natale stavo tagliando del cioccolatone per fare la cioccolata calda. Mi scappa il coltello. Taglio sull’indice (ho la cicatrice, ancora fa maluccio). Sangue, sangue, sangue, vado nel doppio servizio per metterci dell’acqua fredda e dell’alcool e molto virilmente stavo svenendo. Mi faccio un’imbragatura con cotone e leucoplasto che manco gli stecchi mi avrebbero mantenuto il dito così dritto (se lo piegavo la coagulazione se ne andava a farsi friggere). Il tutto mentre mi girava la testa.
Morale. Passano gli anni e mi sento scoglionato…