Jules e gli zombie: >Click<
Lost In The Supermarket – 1: I succhi di frutta
A cena fuori con W.C. Fields
Il problema grosso di avereventanni (ventidue, quasi) è che il mio parco-aneddoti ne comprende sedici, due dei quali qualificabili a malapena come aneddotini di scorta. Esauriti questi, le occasioni di riunione conviviale con quanti erano presenti all’occasione sociale appena trascorsa devono essere evitate con la massima cura, per un tempo variabile a seconda di grado di conoscenza reciproco, effettiva brillantezza della controparte, suo livello di nebulosità mentale-mnemonica.
Quindi, delle due l’una: o vi mettete a bere, o la piantate di invitarmi nei posti, ché c’è un limite al numero di volte che la storia del vomito e della visiera di Barbie può essere ripetuta.
I fatti miei e i fatti tuoi
Il mio problema è che mi circondo (con espedienti anche complicati, tipo esserne la figlia primogenita) di gente a cui come prima cosa al mattino piace accendere la radio su qualche programma del cazzo con altra gente del cazzo che PARLA.
Poi dice Pietro Maso.
Informarvi che «io odio alzarmi presto la mattina», dal punto di vista dell’originalità, lo so, è un po’ l’equivalente di un «soprattutto, la pace nel mondo» detto in costume da bagno e tacchi alti, ma io non credo che realizziate appieno la profondità della mia determinazione a far sì che le otto del mattino non abbiano mai a comparire nel radar della mia vita adulta.
Vediamo se riesco a darvi un’idea.
Io mi impiegherei lieta come sessatrice di pulcini, se mi assicurassero che il sessamento avviene esclusivamente in orario pomeridiano. Io non riesco a dormire prima delle due di notte da quando avevo otto anni. Io non ho coesione molecolare fino alle dieci-dieciemmezza: adagiata in un contenitore svasato, nelle prima mattinata, andrei docilmente ad assumere una conformazione svasata.
(In linea generale, quella che vado ad assumere nella prima mattinata è la forma di gobbina tratta da un racconto mensile del Libro Cuore, cosa che potrebbe o potrebbe non dipendere dallo spessore eccessivo del mio maglione preferito in rapporto al diametro delle maniche della giacchetta sovrastante)
Restando in tema, il sonno inevaso che mi porto dietro e altri materiali inerti mentali sfusi accastasati un po’ ovunque sono la ragione per cui «è un compito a cui intendo dedicarmi all’85%» è la miglior dichiarazione d’intenti in cui io possa produrmi. In una giornata buona.
Con il vento a favore.
Poi c’è il fatto che almeno la metà della percentuale intellettiva disponibile è, già all’origine e mio malgrado, stata irrimediabilmente destinata alla raccolta di dati e al calcolo incrociato volto a trovare una risposta aggiornata in tempo reale al quesito «chi sta/stava/scopa/scopava con chi?», e a lasciare perplessi i ragazzi.
(«Jules, ma come fai a saperlo? Ma li conosci? Ma cosa te ne frega, soprattutto?» «Lo so e basta NON È COLPA MIA LASCIAMI STARE me l’hai chiesto tu») (Se non avessi questo problema dell’immagazzinare automaticamente frammenti anche insulsi d’informazione in vista di una futura eventuale utilità ai fini del sapereicazzialtrui mi sarei laureata a sedici anni. In astrofisica. Dando gli esami in svedese. Per iscritto. Usando la sinistra. Bendata) (Bendata io, e bendata anche la mano) (Su fogli protocollo a cui è stato dato fuoco a un angolo) (Avrei il mondo ai miei razionalissimi piedi) (…) (Non prendiamoci in giro) (Spulcerei lo stesso le inserzioni come sessatrice di kycklingar in turno pomeridiano) (eh)
Oggi
L’ultima volta che ci siamo viste io e te da sole era ottobre già da un po’, ma faceva ancora caldo. Sono venuta a trovarti di ritorno da un esame che non avevo dato, e non te l’ho detto: ti ho detto che era andato tutto benissimo. Come al solito? Come al solito.
All’epoca erano già un po’ di mesi che non ti dicevo le cose spiacevoli, poco o molto importanti che fossero. A volte inventavo qualcosa, altre bastava tacere un dettaglio che non avevi modo o interesse di appurare altrimenti, e ogni volta sorridevi un po’, perché eri orgogliosa di me.
Io sorridevo di rimando, perché ti volevo bene, e te ne voglio, ed ero felice di averti fatta stare bene. Poi, quando consideravo le ragioni per cui potevo permettermi di trattarti così, quando pensavo alla tranquillità con cui lasciavo da parte la realtà dei fatti solo per risparmiarti qualcosa, quando mi mettevo di fronte alla certezza che mai ci sarebbe per te stata l’occasione di confutare la marea di storie che avevo inventato, di solito piangevo.
Quella volta ho pianto in silenzio, in metropolitana, cercando di fare in modo che non si notasse troppo quando poi sarei rincasata. Volevo proteggerti dall’affetto degli altri, era importante che non sapessero di come ti eri affidata a me completamente, una bambina. Ho detto che ti avevo trovata bene, e che accidenti agli alberi che con quel caldo ancora fiorivano a ottobre, avevo starnutito tutto il tempo. La mamma ha detto sì, è vero, e io ho fatto finta di credere che ci avesse creduto, e le ho sorriso un po’.
La signora che badava a te da quando è morto il nonno è messicana, e si annoiava molto. Si annoiava molto perché tu non parlavi quasi per niente, e io posso immaginare quanto sia snervante stare tutto il giorno e tutta la notte con te, che non parlavi quasi per niente e stavi seduta dove ti aveva messa lei e guardavi davanti a te senza che si capisse se e cosa pensavi.
La signora che badava a te sapeva che io parlo lo spagnolo, non molto, non bene, ma capisco tutto, quindi era contenta quando venivo a trovarti e poteva parlare un po’ con me, che mi muovo e rispondo e, per educazione, sorrido, anche se sono seduta di fianco a te che non fai nessuna di queste cose e ho un moto di pena fortissimo per te e per me assieme.
Quella volta che dicevamo, quando sono venuta a trovarti a ottobre, alla signora che bada a te dopo un po’ è venuto in mente che forse avrei avuto piacere di restare sola con te. Le sono stata grata, perché io non avevo idea di come chiederlo senza suonare sgarbata. Quando lei è andata via ho potuto smettere di sorridere, perché tu non ti accorgevi molto di quello che capitava attorno, a meno che non si attirasse prima esplicitamente la tua attenzione. Allora, e si vedeva che ti costava fatica, ti concentravi su di me, e io non avrei avuto cuore di dirti cose men che meravigliose neanche se ne fosse andato della mia vita.
Quando siamo rimaste sole ti ho preso la mano, che era nodosa e fragile per gli anni che avevi, ma liscia e curatissima, con le unghie ben limate. Sono stata contenta che la signora si fosse fidata di mia madre, quando le diceva che tu eri una donna che aveva sempre tenuto moltissimo a se stessa, e che continuasse a limarti elegantemente le unghie anche ora che le tue dita, mi pareva, non erano più nemmeno in grado di chiudersi un poco sulle mie. Ho alzato gli occhi, ti ho sorriso, tu hai sorriso a me.
Avevi addosso due maglioni, anche se fuori era caldo e dentro casa caldissimo, tremavi come una foglia, non potevi stringere la mia mano e quasi non riuscivi nemmeno a parlare. Però mi hai sorriso, perché io avevo sorriso a te.
Mi sono fermata un’oretta, ho parlato di tutto quello che mi veniva in mente e che poteva farti sorridere ancora un po’. Ti ho raccontato tutto del fidanzato che non avevo già più un da un bel pezzo, ti ho parlato di tagli di capelli, di viaggi che non ho intenzione di fare, di scuola, di vestiti nuovi e del vestito che avevo addosso. Mi hai detto che ti piaceva. Eri sempre felice di vedermi vestita a modo, ci tenevi.
Sorridevi e sorridevo.
Poi ci siamo viste ancora qualche volta. Tu eri sempre più fragile e muta e piccola, e tirarti fuori dalla tua assenza era sempre più faticoso per te e per noi, che eravamo in quattro e ci sollevavamo a vicenda dal dovere di fingere che tu avessi ancora intatte la tua dignità e la tua compostezza e la tua eleganza e il tuo brio.
Era quasi un anno che non c’eri più davvero, e oggi, che davvero non ci sei più, secondo me sei più contenta così.
Ciao, a poi.
Sanremo, coi cosi internazionali
20.42: Stasera ci risiamo.
20.43: Ci risiamo quanto può esserci una che ha appena, lentamente, versato un decilitro abbondante di acqua fuori dal bicchiere.
20.44: Ma che perlomeno non siede su un Sofà Giuggiolo.
20.46: Inizia!
20.47: Lasciate stare Sinatra, maledetti.
20.48: Oggi ero a lezione e il mio vicino ha sentito l’esigenza di erudire la mia vicina riguardo la supposta coprofilia di Morandi.
20.49: Con l’ausilio, ça va sans dire, di Yahoo! Answers.
20.50: (Farlo cantare senza pretendere che conduca alcunché è un’idea molto riguardosa nei suoi confronti, anche se rovina un po’ il potenziale d’intrattenimento della cosa)
20.51: La sera che Morandi ha vinto il suo unico Festival, è crepato Claudio Villa.
20.52: Parlando di Claudio Villa, mi piace ricordare come il suo cognome, che poi è il mio, fosse in realtà un cognome d’arte.
20.53: Di suo faceva Pica.
20.54: Quanto sostanziale sia stato il miglioramento nel passaggio a Villa, be’, l’ha deciso la storia.
20.55: Forse.
20.56: Intanto ci mostrano clip di chi non è sopravvissuto alla gara “cruenta” di ieri.
20.57: (E pensate cosa potrei fare, io, dalla base onomastica da cui già parto)
20.58: Ah già, gli stampati.
20.59: Quella con la faccia di pongo, il ragazzetto, la sciroccata e quelli unti. Ok.
21.00: L’orafo di Crotone.
21.01: Bene così.
21.02: Papaleo mi imbarazza troppo affinché io lo riesca a commentare.
21.03: “Dammi una camera (ammobiliata, possibilmente)” [RISATONE]
21.04: Piccoli riferimenti a Berlusconi che evidentemente era troppo faticoso espungere dai monologhi precotti.
21.05: “C’era una volta il vest”
21.06: Chiara Civelli e Shaggy e la surrealtà.
21.07: Shaggy sta facendo Mr. Bombastic.
21.08: “Bene, questo era Sagghi. Ora arriva Pino Donaggio. Spero”
21.09: Shaggy annusa la Civelli. Poi rantola.
21.10: Non so, causa-effetto.
21.11: Oddio, l’imbarazzo. Riparte lo stacchetto bombastico, le tocca il culo. La droga. Smettete. Fa male. Subito.
21.12: “Io che non vivo neanche un’ora senza te” “That’s right!” “Come posso stare una vita senza te” “Say yeah!” “Sei mio” “YO!” “Sei mio” “YO!”
21.13: shaggy perde bamba e minorenni dalle orecchie [Elvis Ramone su FF]
21.19: “E il secondo è veramente un grande artista. Balcanico!”
21.20: Bersani e il balcanico.
21.21: “Forse la canzone più eseguita nelle balere italiane”
21.22: Romagna mia!
21.23: Allora, io è vent’anni che vado in vacanza a Riccione.
21.24: Ventidue.
21.25: Se me la rovinano, li muoio.
21.26: Le coriste (pics will follow)
21.27: A Bersani gli levano il passaporto romagnolo.
21.28: Morandi legge ostentatamente sul gobbo le ascendenze del balcanico.
21.29: adesso facciamo l’incidente diplomatico, lo sento [Antonella su FF]
21.30: Ero vissuta finora nella felice convinzione che “musica balcanica” e “sopracciglia maschili ad ala di gabbiano” fossero concetti autoescludenti.
21.31: Sbagliavo.
21.32: Tra gli interpreti di Grande grande grande Morandi ha appena citato Charles De Gaulle.
21.33: (Nina Zilli e Skye, comunque)
21.34: Bell’acconciatura, la Nina. Adesso entra Perseo e le taglia la testa [Tamas su FF]
21.37: Chiediamoci per un secondo cosa stia pensando Skye di tutto questo.
21.38: Del Festival in generale, della tizia che le canta insieme, di Papaleo che fa il simpa.
21.39: No, ecco, cosa pensava di Papaleo che faceva il simpa s’è visto.
21.40: Sono brevemente morta di parola tedesca.
21.41: “E non era lei a cercare il sole, lo trovava per terra”
21.42: Il copy della campagna Eni:
21.45: Matia Bazar e Al Jarreau e l’assenza ingiustificata del fonico.
21.46: il momento di austerity del paese si vede anche dal fatto che è un po’ che i matia bazar non cambiano la cantante. [franci su FF]
21.47: “Ma parlaw più pianow.”
21.48: Il tizio colla barba fa il verso all’accento di Jarreau.
21.49: Antipatico.
21.50 “il maestro vessicchio ha preparato un arraggiamento particolare. you can sing if you want. it’s a gift. for the italian people. sing!”
21.51: Jarreau non capisce, ma esegue.
21.54: Emma e Gary Go, che in tutta onestà non so chi diavolo sia.
21.55: “ma la versione di inglese invece arrivò alla testa della classifica in Inghilterra”
21.56: Gherigò è Groucho Marx senza i baffi.
21.57: Al posto dei baffi gli han dato le lenti rosa degli occhiali.
21.59: Gli ha fatto cantare la sua canzone.
22.00: Ho capito chi è.
22.01: Finalmente posso dare una faccia retroattiva all’odio.
22.02: Oddio i siparietti involontari col cieco. Oddio non posso ridere. Oddio. E’ l’unica cosa buffa dall’inizio della settimana. Oddio.
22.03: Rispettosi applausi di diversa abilità.
22.04: Non mi ricordavo della voce da piffero di Arisa.
22.05: E’ una di quelle cose che il cervello rimuove per autotutela.
22.06: Feliciano lo vedo bene. Non si notano neanche le tracce dell’esumazione. [Tamas su FF]
22.08: Il segreto della voce di Arisa è tutto nella postura.
22.11: Sono le dieci e dieci e io non avevo così sonno dal 1992.
22.12: Fu ricchiamatto in America.
22.13: Quest’anno usa adeguarsi all’accento dell’ospite internaciònal
22.14: A dito va nel Vietnam, a spara a Vietnam.
22.15: “Grassia Italia, grassia! Leonardo, tambien. Grassia!”.
22.16: È probabile che Feliciano l’abbiano ritrovato in un magazzino dell’Ariston mentre stavano cercando la macchina del fumo. [Paolo Ferrandi su FF]
22.20: Ma Morandi quant’è, un metro e cinquanta-un metro e cinquantuno?
22.21: La raffinatezza ergastolana del tatuaggio sul collo della Pellegrini.
22.22: “Mi hai detto… cioè ho letto da qualche parte… che tu, solo quando balli… vuoi ballare con me?”
22.23: La Pellegrini parla italiano peggio di Feliciano.
22.24: Morandi intanto la palpa, e le tiene una breve paternale sui tatuaggi.
22.25: Ancora un paio di etti di cazzi tuoi, Fede, per favore.
22.26: Davvero.
22.27: “O magari che si rompa il costume, cosa che capitava spesso, soprattutto con i vecchi costumi… magari erano contenti gli spettatori, eh he he”
22.28: No.
22.29: La mamma. Ciao. Simpa uguale.
22.30: Io ve lo racconto, e voi siete liberi di non crederci.
22.31: Allora, c’è Morandi e c’è la tizia.
22.32: Con degli occhiali da sole spiritosi (not)
22.33: Che ballano circondati da gente con giacche a tesserine dello scarabeo.
22.34: Sulle note dei Black Eyed Peas.
22.35: Saltando sul posto.
22.36: Poi le han portato dei fiori ed è partita la pubblicità.
22.37: Vi mentirei?
22.38: Renga e Dalma.
22.39: Dalma è l’architetto brizzolato-fighetto che mi teneva il gomito nel fianco per leggere meglio il giornale stamattina in metro.
22.40: Inoltre ha passato tutta la strofa di Renga ad esibirsi nell’imitazione di questo meme qui.
22.46: Mi sono assopita brevemente, poi ho riaperto gli occhi e c’era quello che piangeva.
22.47: Non so cosa dirvi.
22.48: “Fammi vedere come metti la bocca tu” “Ecco, a proposito, io non ho niente contro i gay, io adoro i gay”
22.50: (Grazie jAsOn)
22.52: Dalla è venuto con due ragazzini, di cui uno danese, e cantano una non meglio precisata canzone napoletana.
22.56: I componenti di questo trio hanno la peculiarità di essere tutti più bassi di Morandi (a memoria d’uomo, è la prima volta).
23.03: Ora ci sono Irene Fornaciari e Brian May e un troione biondo a me ignoto, ma poi torna la Berté. Quindi resisto.
23.04: Magari chiudo gli occhi cinque minuti.
23.19: Cura Ludovico.
23.21: PATTI SMITH.
23.22: Non mi ricordavo.
23.23: Non voglio.
23.24: Ah, quell’altra là ha detto “Morriccione”.
23.25: [Rispettoso silenzio per Patti]
23.27: ora in scaletta ci sarebbe dovuta essere la berté. si aprano le scommesse: ha incendiato l’albergo? ha menato il sindaco? [franci su FF]
23.29: Dedica al marito morto. Uff.
23.30: Perché il marito, e non i Marlene Kuntz in blocco? Eh?
23.31: Poi dice una è atea.
23.33: “Il prezzo che hanno scritto insieme con Brun Sprinti”
23.50: Scusate, ero agghiacciata.
23.51: questi tre è dalle dieci che giocano alla roulette calabra. Si fa con l’amaro del capo e una pistola. [Achille su FF]
Sanremo, pare
20.50: Sono piuttosto lieta di annunciare che quest’anno Kessisoglu ha ripreso a pettinarsi.
20.51: Berlusconi, Berlusconi, Berlusconi. Sigh. Berlusconi! Torna. Le tasse. Berlusconi?
20.52: Benigni riscaldato.
20.53: La cosa che preferisco del commento fatto qui sul blog è la sua perfetta rispondenza alla mia natura fondamentalmente autocratica e al mio disinteresse per i pareri altrui.
20.55: Le tasse. Il canone. L’evasione delle tasse. I malintesi. Il canone non pagato. Applauso. Piacionerie, direttori di rete. «Sticazzi!» Risate, grande applauso, fischi.
20.58: Niente, Troppo frizzante.
21.00: Il rimpianto per i fasti dell’anno del Trio Merda.
21.01: Berlusconi, again.
21.02: Rimpianto palpabile.
21.03: «Coglioni», grossissimo applauso.
21.04: Vagano muti per il palco da due, tre minuti.
21.05: Prima di capire che si tratta di un’imitazione di Celentano avevo avviato le pratiche di rivalutazione.
21.06: Arriva Morandi, Morandi viene toccato con insistenza da alcuni anziani signori.
21.07: Macchina della nebbia?
21.08: Il ritmo invidiabile, l’affiatamento.
21.11: Il tema di quest’anno: lo spazio. Lo spazio profondo. Tipo quello dove vaga nel buio e nel freddo la mente di chi ha scritto i dialoghi che tanto ci hanno allietati finora.
21.12: Niente, la parola tedesca.
21.12: Ehi, i Rockets!
21.14: Ciao Daniel, chiunque tu fossi. Sei stato bravissimo a, er, aggirarti per il palco.
21.16: Oh, ecco, si parla di saliva. Organizzatissimi come l’anno scorso, vedo anche.
21.17: «Pippo! Pippo! L’acqua! Grazie.»
21.21: Se mi partisse lo streaming, potrei poi pensare di postarvi qualche scrinsciot significativo, ammesso che ve ne fossero. Se.
21.22: (Refusi significativi: avevo scritto screaming)
21.23: Dolcenera, diosanto.
21.24: E nemmeno questa volta De André è riuscito a farla cadere fulminata.
21.25: «Ci vediamo a casa»
21.26: Ma anche no.
21.27: La dizione non è chiarissima, ma io capivo «monolocale». Comunque -seriamente- so per certo che il testo parla del problema prima casa.
21.28: «Il vuoto culturale/che da tempo non fa respirare»
21.30: Ah, già. L’agile rapportarsi alle tecnologie innovative (un suonetto di conferma che non arriva) che è proprio di Morandi.
21.31: “Di Samuele Bersani, Un pallone“
21.32: Non si capisce un cazzo.
21.33: E quello che capisco non mi piace. Vi metterò, senza una vera ragione, a parte del fatto che mi ci vogliono sempre tra i tre e i cinque minuti prima di riportare alla mente il fatto che Bersani e Niccolò Fabi siano due personaggi distinti.
21.35: Quello che aveva detto no al pettine era Fabi, nevvero?
21.36: Si è bloccato il sistema di voto.
21.37: «Avevamo una bellissima ragazza di diciannove anni…»
21.38: «Si può andare avanti? No, non si può andare avanti. Bene. Volevo presentarvi il mio compagno di viaggio… avete notato la scenografia di quest’anno? Bellissima. La Rai, in questi casi… su questo palco non si può stare da soli… sì, va bene, applauso per la Rai. Io sono felice… !»
21.39: Ma gli occhi di Papaleo, che non si ricordava la battuta, sono veri?
21.40: Ve la sentite di garantirmelo?
21.41: (File under: tempi comici, non parlarsi sopra a vicenda) «E dimmi, cos’hai in quella cartella?» «Fatti miei, Gianni…» «Ah, bene.» «… cose tecniche»
21.42: Via Fabrizio Casu, un’efficace sintesi visuale del momento.
21.42: Ammutinamento.
21.43: Morandi praticamente in lacrime.
21.44: Pubblicità strategica (bella) (not)
21.45: Papaleo ha detto «sverginarmi», Morandi è morto.
21.46: Noemi è un disagio visivo ambulante. Dirige un drogato dal parchetto qua sotto.
21.47: Is the song supposed to sound like this?
21.48: Uh il plag… LA CITAZIONONA.
21.49: Parole, parole, parole.
21.51: La gag del presentatore tecnico, oh, essa è meravigliosa.
21.52: Renga, sobriamente abbigliato, bello.
21.53: Quella che ha attorno al collo, per quel che vedo io, è una cintura di quelle intrecciate che usa mio nonno.
21.57: «Volevo comunicarvi che è stata ripristinata una modalità di voto» «Noaoao»
21.58: Chiara Civello. Non so chi sia, garantisce Tony Bennet, ma ha i capelli normali.
21.59: Be’, normali. Castani.
22.00: «Le parole non parlano più/perché adesso al posto del mondo ci sei tu»
22.03: Il nuovo sistema di voto ha richiesto la distribuzione di foglietti ai giurati.
22.04: Uh la sciroccata, uh le mossettine.
22.05: Canzone di Van De Sfroos.
22.06: O io o loro, qualcuno dei due qui ha dei seri problemi di audio. Nell’impossibilità di decifrare il testo, mi concentro sul decidere se il verde dei capelli sia una questione di luce.
22.07: Credo di poter affermare con una discreta certezza che sì, son le luci.
22.08: Bella blusa.
22.10: Sciroccata, mossettine.
22.19. Cosa. È. Questa. Pantomima.
22.20: Vi avviso, se è Celentano io prendo e vado di là a fare merenda.
22.21: Lascio qui a vigilare l’addetto agli scrinsciot.
22.22: (Per l’occasione, infatti, questo blog ha più o meno spontaneamente beneficiato di un raddoppio di organico)
22.23: (È incredibile la varietà degli organici di cui la gente è disposta ad entrare a far parte sull’onda del ricatto emotivo)
22.24: Visto quant’è durata questa pagliacciata potevano proiettare “La sottile linea rossa”. Almeno lo guardavamo con piacere. [Tamas su FF]
22.30: Sono in un’altra stanza, mi rifiuto scientemente di guardare, mi affido ai pareri altrui.
22.31: I pareri altrui lamentano all’unanimità i tagli alle bocciofile.
22.41: Celentano, Pupo >>> Lemmon, Matthau.
22.42: S’è rotto il microfono a Morandi, incrinando purtroppo la perfezione tersa di un dialogo stupendo dal ritmo serratissimo.
22.43: «Sì, sì, è vero. Le ha scritte lui, ma… le ho dette io»
22.44: «Ma piantatela di fare gli ipocriti, ma vergognatevi!» «E di che cosa?» «E che ne so io!»
22.45: «Siete solo due ignoranti che a malapena riuscite ad emettere qualche nota in campo musicale»
22.46: Io ricordo a voi tutti che tra gli autori di questa cosa c’è Federico Moccia.
22.47: Però Tre metri sopra il cielo era scritto meglio, quindi devono averlo messo in minoranza.
22.48: Spiegone sulla privatizzazione mancata della Rai. Non so, sono perplessa.
22.49: Una canzone qualsiasi, non sapevano come uscirne, l’han buttata lì.
22.50: I vestiti dei cantanti sono una roba tipo tuo cugino si sposa tra un’ora, non te l’han detto, e in negozio ci son gli avanzi dei saldi. [Guia su Twitter]
22.51: «Casam ràchen tunait»
22.52: Altra canzone. Celentano continua a non cantare in italiano (più di così non mi sbilancio, un’identificazione positiva non la azzardo)
22.53: No, neanche se insistete.
22.54: Leggo altrove che lo slot celentanesco si va ad assestare agilmente su una comunque non sufficiente durata di cinquanta minuti.
22.55: Però quando canta è come quando ti togli delle scarpe strette dopo averci camminato tutto il giorno. (Achille su FF)
22.56: Schermo nero, rumori confusi, grida fioche: picco improvviso del potenziale d’intrattenimento.
22.57: Mi è un po’ sfuggito il senso di questa improvvisa ossessione per la statura.
22.58: Se a Sanremo vanno avanti con le metafore stasera la luna si incula il pastore errante del’Asia. [Azael su FF]
22.59: «… che loro voglio giustiziare con una pena di morte» (Grosso applauso)
23.00: Spiegate a Celentano che “Dio c’è” indica un punto di spaccio. [Flipperella su FF]
23.01: «… per lunga che sia la vita sulla terra… anche due, trecento anni»
23.02: «… non facevo in tempo a pensarla, una cosa, che… che l’avevo già pensata»
23.03: «giovinèzza»
23.04: E aspettate, gliele canterà pure all’amministratore del condominio suo [miic su FF]
23.05: Questo blog si dissocia, questo blog impone con un atto autoritario Jesus Met The Woman At The Well.
23.06: Pare mio zio che passa per un caffè e poi si ferma tre giorni [jAsOn su FF]
23.07: (Nella diapositiva, chi scrive)
22.10: «Siaaaaamo nelle maaaani del peggiooooor stiiiile di vita….»
22.11: «Supercalifragilistichespiralidoso»
22.12: È golpe raga [vaux_hall su FF]
22.18: Sondaggio estemporaneo sulla Basilicata.
22.19: Sorpresa e confusione quando viene introdotta senza preavviso tale Emma, intenzionata a cantare una canzone.
22.20: Oddio, mi sono ricordata chi è. Aggiungete delle virgolette ai due due lati di quel “canzone” qua sopra.
22.21: «Tu che hai coscienza, tu che pensi al Paese»
22.22: (Riassuntone dei monologhi precedenti)
22.23: Bellissima postura.
23.24: Acconciatura delicata.
23.25: È vestita come mery per sempre [Chamberlain su FF]
23.26: Ora, il “gruppo cul”, ossia i Marlene Kuntz.
23.27: Coi capelli unti.
23.28: La vaga somiglianza con Ahmadinejad.
23.29: L’intenzità.
23.30: La bellezza.
23.33: La gratitudine che si prova per qualsiasi cosa (pubblicità) interrompa l’imbarazzo conto terzi dei siparietti, a quella gratitudine lì non si può dare un valore monetario neanche volendo.
23.34: “Meno male che avevamo delle amiche, abbiamo fatto qualche teletonata”, testi di emilio fede [miic su FF]
23.35: «Vedrete che sono sempre belle, come un anno fa»
23.36: Doti canore di Elisabetta Canalis <<< appropriatezza del suo tatuaggio.
21.41: Extraterrestre, portalo via.
23.46: D’Alessio/Berté/Plastilina.
23.47: GIGGI CON RICHARD BENSON [Giummi su FF]
23.48: La Berté è sotto di 49 ottave [Milla su FF]
23.49: Ha un che di Gheddafi.
23.50: «REEEESPIRAAAAAREEEHHHH (rantolo)»
23.52: Un’altra che è stata trovata a letto col marito della parrucchiera.
23.53: Zè bride.
23.55: «Per sOempre»
00.07: (Ma io spero che Papaleo si droghi)
00.10 (Dalla, Carone) «Piove e non ti puoi riparare/c’è un camionista da accontentare»
00.11: Lì, in piedi, sotto l’acqua.
00.12: Un saluto comunque da Via del Campo.
00.16: «Due ragazze molto profonde. Veramente dovevo andare anch’io in profondità con voi»
00.17: …
00.18: Arisa:

00.19: Con questo caschetto gentile e il faccino pulito ricorda Vincenzo Montella agli esordi nel Genoa. [Tamas su FF]
0.22: Morandi ci parla del tempo, che a Sanremo nei giorni scorsi è rimasto sempre mite.
0.23: Matia Bazar. Mi assento.
0.24: Peppe Vessicchio me lo ricordo sulle mille lire [Fassbinder su FF]
0.25: Una deliziosa immagine di Silvia Mezzanotte.
00.26: Un’altra.
Un dettaglio bello.
00.35: Mentre ero distratta hanno invalidato le votazioni.
00.36: A monte.
00.37: Si rifà da capo domani.
00.38: (Pare, eh)
[Ah, grazie a Joshua per l'assidua opera di scrinsciottaggio]


































