Mammine Incredibilissime

(Con dedica a M.B., che sa perché) 

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(E ora qualcosa di completamente differente — la mitomania tornerà quanto prima, fatemi finire la sessione invernale)

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Tra tutte le cose involontariamente spassose appresso alle quali butto via il mio tempo, MAMMINE GIOVANISSIME occupa una (meritatissima) posizione privilegiata.

MAMMINE GIOVANISSIME è una pagina Facebook gestita e popolata da giovani (ma non giovanissime, quasi sempre e a dispetto del nome) donne il cui apparente unico scopo nella vita è propagare il più possibile il proprio corredo genetico e la propria fierissima opposizione alle pastoie odiose della sintassi italiana, e, in subordine, fornirne prova all’internet.

Le mammine sono così abbondantemente tali, oltre che per vocazione, perché nessuno ha spiegato loro come funziona la riproduzione sessuata.

Un rapporto serio e completo.

Questa è Monique, palesemente.

O le malattie sessualmente trasmittibili, teoria e pratica.

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Per le mammine, QUALSIASI cosa è sintomo di gravidanza, incluso e anzi in posizione di preminenza il ciclo mestruale.

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(È una cosa che si fa dal meccanico)

(Mezzi sì mezzi no) (chiedi consiglio a quella seria e completa, ascoltami)

(È una cosa che si fa dal meccanico)

(È una cosa che si fa dal meccanico)

(Questa è in realtà una costruzione teologica raffinatissima)

(Questa è in realtà una costruzione teologica raffinatissima)

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(Voglio vederci un omaggio al tòpos dello schiumante rosé)

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Le sanguinano le gengive, credo.

Le sanguinano le gengive, credo.

Dicevo, tutto tranne che un test di gravidanza positivo.

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(Ma stai tranquilla, nel caso)

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E anche tu.

Le mammine hanno delle belle pretese.

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E dei problemi anche bizzarri, sia durante la gravidanza.

Megalomane.

Megalomane.

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(Fossero state le trenette era grave)

(Fossero state le trenette era grave)

Che dopo.

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Il senso di rompere i coglioni.

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(No perché fa schifo, più che altro)

(No perché fa schifo, più che altro)

(Un po' come le bestie quando assaggiano il sangue umano)

(Un po’ come le bestie quando assaggiano il sangue umano)

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Insomma, non sanno niente di niente: sanno solo di essere meglio di voi.

spontaneo(Seguirà prima o poi una pt.2 a base di ultrà-screening, tatuaggi brutti e cognate inverosimili)

Monique, o della verosimiglianza.

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Truth, diceva Mark Twain (forse), is stranger than fiction. Ecco la storia (strana? vera? ridicola?) (ridicola di sicuro) di Monique, ricostruita quasi integralmente dalla sua viva voce. Il lettore si formi la propria opinione, se riesce a stare serio abbastanza a lungo per farlo.

Monique, un personaggio esuberante :S

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(Una dea del sesso)

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«Perché lecca un tergicristalli?» «Non è un tergicristalli, è una katana»

Circondata di ammiratori (tra i quali, sostiene, Vasco Rossi)hockeyPassionale nell’amplesso
amicovirgolette Nell’amplesso telefonico, anche199Piena di vitacongiuntiviteStoica, oltre che piena di vita
crociato

Intermezzo: Monique in Mio cuggino mio cuggino

leggende metropolitane

Monique, il nonno ebreo di Monique e il giovane Ratzinger

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(La discussione completa, insieme a una foto giovanile di Joseph Ratzinger, qui)

TRAGEDIA IN TRE ATTI CON INTERMEZZO COMICO

Monique e i contraccettivi ormonali che le ciccione usano per sport (prologo)

(L’uomo di cui si parla è il cantante dei Manowar)

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Monique e la fecondazione più veloce della storia (atto II)

(Nota: l’utente Hardcore Judas è a) una persona sensata b) un medico)

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Monique e le tre camere gestazionali (atto II)

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Intermezzo comico: statevene a casa, mandateci solo i soldi. E i nomi nordici.

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Monique e IL DRAMMA (atto III)

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La gente inizia ad avere dei dubbi (qui i dubbi), ma Marta (la fedele spalla di Monique) NON CI STA. Viene menzionata una Subaru, perché Monique aveva chiesto soldi anche per cambiare la propria auto con una più adeguata allo stile di vita della madre di tre bambini.

Viene menzionata anche l’associazione di volontariato delle nostre, riguardo la quale non scriverò una parola perché farmi querelare non è tra le mie prime cinque perversioni.

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Epilogo: Monique abbandona sputando fuoco queste lande ingrate, e ripara altrove…

ETA: le maledizioni post partum!

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Il riassunto della vicenda (da leggere assolutamente).

Approfondimenti e contesto.

Monique su Twitter.

Marta su Twitter.

.Marta e Monique su Facebook.

Una testimonianza video.

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Contributi successivi:

Il cancro al cervello (ovviamente):

Un bel riassunto per immagini:

L’apposito banner:

I Walked With A Zombie/2

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Nel momento in cui è stato reso noto il vero nome di Grey (non che lei avesse fatto molto per nasconderlo, ma si tratta di un nome relativamente comune) (una delle omonime, inoltre, è una giornalista televisiva di una certa fama), alcune delle sue lettrici hanno avuto una sorta di illuminazione: l’autrice di Le Gothique era la stessa persona la cui “morte” per lupus aveva anni prima scosso la placida comunità delle appassionate di lavoro a maglia.

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(Qui potete leggere il necrologio virtuale di a cura delle amministratrici di Raverly)

Gina, all’epoca nota come Monkey Toes o MommaMonkey, era un utente attiva, talentuosa e rispettata. Dopo la sua morte, le redini del suo account su Raverly erano state prese dal marito, il quale avrebbe generosamente dirottato a favore delle associazioni per la ricerca contro il Lupus i profitti che sarebbero derivati dalla vendita dei pattern caricati dalla defunta.

Tutto molto edificante, peccato che la morta intanto fosse su Twitter, con un altro nome ma, purtroppo per lei, con lo stesso indirizzo email, e gli stessi tatuaggi, e la medesima vitalità di un tempo. Ops.

(Segue ondata di imbarazzo il cui eco è percepibile a distanza di anni)

Intanto, di nuovo nel futuro, mentre le iscritte alla Awesome Box si facevano due conti e iniziavano a contattare Paypal e per buona misura anche le forze dell’ordine, Grey ricompariva per chiudere le cose con un finale pirotecnico e si produceva nella più emblematica spiegazione grondante passivo-aggressività, dettagli implausibili e pure e semplici cazzate in cui io mi sia mai imbattuta*.

(Marito ferito, check; traumi familiari, check; disturbi mentali, check; qualcunopensiaibambini, check; ti volevo bene MA TU SEI UNA STRONZA, check; etc.)

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E, dopo questa muraglia di testo e qualche simbolico rimborso e/o pacco consegnato (applicazione secondaria del principio per cui quando le vincitrici dei concorsi erano blogger un po’ affermate i premi arrivavano senza problemi), nessuno ha più sentito parlare di Georgiana Grey.

Nota per il sequel: subito prima che il blog venisse cancellato, la firma in calce ai post era diventata SoCalVegan — amici foodblogger, io terrei un occhio aperto (anche due).

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* sulla fiducia, solo perché una tizia di cui vi parlerò poi non si è mai disturbata a fornirne una.

PlazaJen fa chiarezza sulla storia di MonkeyToes.

Un riassunto esaustivo della vicenda Grey (con tutti i link che potete desiderare).

Il gruppo Facebook dove si radunavano le inquirenti.

Picture of socks taken from Raverly.com, Grey’s apology courtesy of The Truth For Everyone.

I Walked With A Zombie/1:

Georgiana Grey, più spesso semplicemente Grey, era l’autrice di un blog che possedeva tutte le caratteristiche necessarie per l’inserimento nella mia lista di feed: un argomento di mio interesse (make-up), uno sfondo chiaro e una frequenza di aggiornamento quotidiana o quasi.

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Stylist. Writer. Punk. Vegan.

Il blog in questione si chiamava Le Gothique, e nell’anno abbondante in cui ne sono stata una lettrice mi ha colpita per via di una serie di caratteristiche abbastanza curiose.

Innanzitutto, Grey sosteneva di essere (tra le molte molte altre cose — si tratta di quella che un tempo definivo Sindrome della principessa/astronauta, ma che oggi preferisco etichettare come Principio dell’allevatore di lama) una scrittrice e una giornalista. Solo che il suo spelling era pessimo, dove per “pessimo” intendo “crivellato di errori elementari e ripetuti costantemente, e insomma poverina la sua editor”.

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Due delle cose che mi facevano impazzire e che notavo costantemente erano “cheep” al posto di “cheap”:

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E “then” usato quando serviva “than”:

then

Un’altra qualifica professionale su cui avevo, rispettosamente, i miei dubbi era quella di stylist, visto che tutti gli outfit che proponeva su base settimanale, quale che fosse la fonte di ispirazione dichiarata (un personaggio di un videogioco, la protagonista di un romanzo, un drago) si risolvevano nella combinazione jeans + top di qualche tipo + scarpe.

The Duchess, con Keira Knightley:

kxac5 Dexter (naturalmente!)
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Ah, e Grey era poi ovviamente anche una make-up artist (che però non postava che foto di labbra, mai il viso intero, mai nemmeno un occhio, privando noi lettrici del piacere di ammirare le sue doti when it comes to blending).

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Una cosa con cui avevamo una familiarità anche eccessiva, in compenso, erano i suoi molti e variopinti tatuaggi, delle cui foto ci sommergeva spesso e volentieri.

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Il suo avatar

L’idea che mi ero fatta, in breve, era che non tutto quello che Grey scriveva di sé fosse vero (inclusa probabilmente la parte in cui si autodefiniva “alta, bionda, snella, giovane e con una struttura ossea che non necessita di contouring”) (urca).

Non che la cosa influisse sul piacere di leggere le sue recensioni, naturalmente, anche se il mio coinvolgimento con il blog era limitato: chiunque abbia avuto a che fare con la dogana italiana sa che nessuna iniziativa che preveda la spedizione di cosmetici dall’esterno dell’Unione Europea è una buona idea, anche e soprattutto dal punto di vista economico.

Questa limitazione mi precludeva la partecipazione a diverse iniziative: le periodiche svendite di prodotti recensiti, lo scambio internazionale di make-up (una ventina di persone da varie parti del mondo hanno mandato a Grey cosmetici per un totale di almeno 45 dollari, più un contributo di 5 dollari per le spese, affinché lei provvedesse a ridistribuirli), e la famigerata Awesome Box (una raccolta mensile di sample di varie compagnie indie, forniti gratis in cambio della pubblicità che ne sarebbe derivata) (naturalmente, dal punto di vista delle iscritte, una raccolta a pagamento).

Poi, nel gennaio del 2012, Grey è sparita.

Le indagini delle lettrici e delle amiche virtuali, preoccupate un po’ per via di vaghi ma persistenti accenni a problemi di salute e un po’ perché buona parte di loro aveva pagato la prima Awesome Box e non aveva ricevuto nulla, hanno portato a due scoperte.

Innanzitutto, Georgiana Grey non era il vero nome della blogger, dettaglio poco plausibile su cui lei aveva però sempre insistito molto: il dominio risultava intestato a una tale Gina Silva, le cui foto coincidevano con i dettagli di Grey che risultavano dal blog.

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In seconda battuta, questa non era la prima volta che Gina spariva con i soldi: la prima volta però era andata fino in fondo, e aveva addirittura inscenato la propria morte.

(Prossima puntata: “non è mai Lupus”)

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Il blog di Grey, grazie alla Wayback Machine (gli screenshot sono presi da lì).

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Documentario in quattro parti su Gemma Barker, che ha indossato i panni di tre differenti ragazzi per estorcere amore e sesso a due amiche più giovani.

(Grazie per il suggerimento a Dielle)

 

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Un problema non secondario, quando si è su internet e si vuole fingere di essere qualcun altro, è trovare le immagini con cui farlo (o una maniera convincente per evitare di): a parte il fatto che, grazie a Facebook, l’accesso alle foto dei contatti online è una cosa che si dà quasi per scontata, è molto più facile attirare le simpatie dei lettori quando si ha una faccia da associare al racconto delle proprie disavventure. E, se anche si gioca la carta della timidezza/della bruttezza/delle torme di stalker, è quasi impossibile esimersi quando a chiedere un volto su cui struggersi è la fidanzata virtuale in persona.

Ora, le soluzioni sono diverse.

Carissa Hads, 24 anni, desiderosa di intrattenere una relazione sessuale con una quindicenne, faceva tutto da sé. Ecco Carissa nei poco plausibili panni di James Puryear, 17 anni, aspirante predicatore, padre single di due gemelli.

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(Ecco anche una foto della vostra umile scrivente, qui ritratta in una foto non recentissima mentre non cerca di trarre in inganno nessuna minorenne, ma è comunque più convincente)
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Carissa, che ha in due distinte occasioni fatto sesso con una quindicenne la cui madre era di vedute fin troppo aperte e la cui conoscenza degli organi sessuali maschili (hint: generalmente non sono di gomma) era leggeremente lacunosa, è stata smascherata dallo stesso gruppo di persone che hanno fatto luce sulla vicenda Dirr; meglio, è stata smascherata proprio perché si era impiacciata nelle indagini su Emily, quasi sicuramente in un tentativo di mettere alla prova la propria storia ed correggere eventuali punti deboli.

Oggi, arrestata e accusata secondo la legge federale di molestie sessuali a una minore, Carissa rischia una condanna fino a trenta anni di carcere.

Janet “Janna” Hopper Myrtle St. James Priggie, forse la più nota tra le esponenti di questa particolare categoria, è stata la mente e la voce dietro a Jesse James Jubilee, paramedico, vigile del fuoco volontario, allevatore di lama e giornalista. Per soddisfare la sete di immagini che comprensibilmente animava la sua (sempre strettamente virtuale) sposa promessa, Janna usava le foto dell’ex-marito John negli anni ’70.

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(Anche il lama viene dagli anni ’70. E no, era prima che iniziasse tutta la cosa di Instagram, o non l’avrebbero mai beccata).

Cindy Choi, 28 anni, ristoratrice di Miami, ovviava all’assenza di ex-mariti scannerizzabili grazie all’involontario contributo di Noah Neiman, personal trainer newyorkese. Le foto dell’uomo, insieme a quelle di diversi suoi familiari, venivano prese dalla sua pagina di Facebook e usate per corroborare le vicende inverosimili e drammatiche di Kevin San Roman, ventenne malato di leucemia e aspirante oncologo, e della sua famiglia (dopo la “morte” di Kevin, il ruolo principale è stato affidato al fratellino Lucas, interpretato dal vero fratello di Noah, il quale ha anche preso su di sé il compito di consolare le numerose fidanzate virtuali dello scomparso).

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Occhio a cosa postate su internet, ragazzi fin troppo attraenti, occhio.

Preacher James Puryear, lo smascheramento.

Due ricostruzioni della vicenda.

Jesse James Jubilee: una biografia (a cura di un amico un po’ stronzo della vittima).

Il blog dedicato alla questione.

La storia dei fratelli San Roman.

Un articolo su Noah Neiman.

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Picture of Carissa Hads taken from http://warriorelihoax.com/

Pictures of John Myrtle and llama taken from http://pieceofcakey.blogspot.it/

Picture of Noah Neiman found, with some pleasure, on Google.

Girls Who Are Boys Who Are DYING/1

Una delle regole dell’internet – la sedicesima, per la precisione – è che su internet non ci sono donne. La regola non ha una validità letterale, ovviamente, come è agilmente dimostrato tanto dalla vostra umilissima scrivente quanto dall’esistenza stessa di Pinterest, ma contiene comunque un nocciolo di buon senso: ci sono buone probabilità che la bionda diciannovenne con la quinta di reggiseno e una passione bruciante per gli uomini sudaticci e quasi calvi che insiste a chiedervi l’amicizia su Facebook sia uno scherzo dei vostri cosiddetti amici.

(E ho brutte notizie anche sul fronte casalinghe vogliose nella vostra area)

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Si potrebbe, a questo punto, obiettare che è più che altro assai improbabile che sconosciuti attraenti di qualsiasi sesso sviluppino un interesse virtuale attivo nei nostri confronti, specie se la nostra massima espressione di personalità on-line è la pubblicazione automatica dei risultati di Ruzzle. Concludere, dunque, per amore di parità, che there are no boys on the internet.

Ecco tre storie le cui protagoniste sarebbero molto d’accordo.

Dana Dirr, ve la ricordate? Il neurochirurgo canadese. Dana ha un marito, JS, un po’ più giovane di lei (è nato il 31 di dicembre dell’82). Ecco, dalla viva voce di JS, un resoconto della maniera in cui si sono conosciuti e innamorati.

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Dana e JS sono sposati dal 2008 e hanno quattro figli; a questi vanno aggiunti i sette bambini che JS, all’epoca ventiseienne, aveva già avuto da una vasta serie di relazioni occasionali, e che Dana ha poi adottato come propri.

(Ok, JS ha molte qualità, ma teoria e pratica della contraccezione non sono il suo forte; va anche detto che le ragazze con cui si intrattiene sono così tante che la statistica semplicemente gli è avversa: la pagina Facebook che le raccoglie conta, a un certo punto, 46 membri)

Prima che arrivasse Dana, per JS le cose erano sempre andate, dal punto di vista sentimentale, piuttosto male.

La sua fidanzata del liceo, Mandi, quindici anni scarsi, l’ha abbandonato pochi giorni dopo la nascita del loro primo figlio (a cui, credo come spregio ulteriore, aveva appioppato il terribile nome di Jaymes Timmothey).

La fidanzata di suo fratello gemello Sam ha accoltellato a morte il succitato Sam (scambiandolo per JS) dopo aver scoperto che i fratelli si erano messi d’accordo perché JS andasse ogni tanto a letto con la fidanzata del fratello, che era gay, per tenerla buona.

La sua fidanzata successiva, Aly, dà alla luce due gemelli prematuri (nel frattempo, per non restare con le mani in mano, JS aveva adottato una bambina), decide che la situazione è troppo complicata e rifiuta la proposta di matrimonio che JS le fa, sparendo nel nulla.

Poi arriva Julia, una vecchia amica dei tempi in cui JS e compagnia si ubriacavano, drogavano e facevano sesso a casaccio. Julia ha due figli, e si scopre che uno dei due è figlio di JS. Inoltre Julia rimane di nuovo incinta, sempre di JS, e nasce Eli (il bambino con la miriade di cancri che diventerà poi il fulcro della vicenda Dirr). Julia è sposata, e, più in generale, stronza. JS porta via con sé Eli, il fratellino più grande, e per buona misura anche il bambino con cui non c’entra nulla.

A questo punto arriva Dana, insieme a un nuovo set di gemelli, e JS mette finalmente la testa a posto.

O almeno, mette la testa a posto pubblicamente*.

JS, infatti, oltre ai vari exploit fisici, coltiva e continua a coltivare una serie di relazioni virtuali con donne di varie età (da una ragazza di quattordici anni a una donna di cinquantadue, con la quale si scambia anche foto, uhm, suggestive). Le fidanzate virtuali, nel corso degli anni, seguono con grande trasporto e partecipazione le vicende del ragazzo, il quale — non bastasse tutto il resto — da un certo punto in poi comincia anche ad avere in prima persona guai fisici di vario genere, tipo un attacco di cuore.

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E un incidente stradale (no, non quello in cui muore Dana, un altro)

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E poi, ovviamente, c’è la questione della morte di Dana.

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Quindi, ricapitolando, cosa c’è di peggio che avere un fidanzato virtuale, incostante, promiscuo, con undici figli a carico e una moglie appena morta e assurta senza mezze misure allo status di santa? Avere un fidanzato virtuale, incostante, promiscuo, etc. che è in realtà una ragazza di ventidue anni che si chiama Emily.

Emily Dirr, studentessa in Ohio, ha inventato e portato avanti l’intero universo dei Dirr canadesi (incorporandosi addirittura nel cast, nel ruolo della sorella minore di JS) per, reggetevi, undici anni, arrivando a gestire in contemporanea settantuno account di Facebook, e una matassa di invenzioni così intricata da essere ormai più o meno in grando di stare in piedi per conto proprio.

A quanto è dato sapere, tutto quello che tangibilmente ne ha ricavato è una manciata di autoscatti più o meno osé delle sue varie fidanzate (quelle che esistono nella vita reale).

A+ per l’impegno.

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* forse avevano un matrimonio aperto, forse avevano un senso dell’umorismo particolare, non saprei: io, fossi stata la fidanzata, mi sarei un po’ seccata. Oh, ma aspetta, non sono persone vere, è solo un buco nella sceneggiatura.

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Un riassunto eccellente della vicenda

Il blog che ha smascherato Emily Dirr

La gente di Reddit è curiosa

Inception

All pictures/screenshots courtesy of Taryn Wright of http://warriorelihoax.wordpress.com